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Come Comincia. 2008

Un paio di sbarbati pubblicitari, una bella coppia un po' scoppiata.

Ci piace l'idea di farci una casa, a chi non piacerebbe. Io però non ho voglia di fermarmi, non ancora. Mi piace vivere in case differenti e avere sempre la valigia piena di vestiti, Lui ha viaggiato tanto fin da piccolo e non c'è un posto che consideri davvero Casa, ne ha bisogno e la vuole bella e grande, accogliente.


E' il 2008 e si comincia a parlare di case in legno, bioedilizia. Sulla colonna di destra di repubblica una foto ci attrae. E' uno studio di Treviso che ha realizzato nel nostro umido veneto una bella casa in legno, pubblicata successivamente su riviste e libri dedicati.

Contattiamo lo studio e fissiamo l'appuntamento ma abbiamo già deciso. Saranno Sara e Marta a progettare la nostra casa e sappiamo già che lasceremo fare. Il nostro lavoro ci ha portati fin troppe volte a vedere progetti bellissimi rovinati da clienti presuntuosi e noi ci limiteremo a chiedere modifiche sostanziali.


Il tempo passa, nel 2009 ci sposiamo e nel 2011 nascono i nostri gemelli. Abbiamo fatto bene a chiedere quattro camere da letto.

La nostra vita professionale viene stravolta, Lui cambia lavoro e la nostra famiglia cambia città. Ciao ciao Trieste.

Io faccio solo la mamma e non è facile, ho bisogno d'altro ed eccomi qui. Racconterò la storia della nostra casa con gli occhi e il cuore di chi l'ha desiderata e immaginata, con una particolare passione per l'architettura, l'ecologia e il design, una passione per le cose vere, per le emozioni intense e per la mia famiglia che abiterà questa casa.

Fiori di acacia fritti.

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giovedì 16 maggio 2013 by

Quando non si ha di meglio da scrivere in un blog che parla di casa in legno, si scrive di cucina.
Ma non piano cottura, fuochi, induzione, vetroceramica.
Nono. Cucina da mangiare.

La vicina Ostiglia in questi giorni ci ha offerto profumati fiori di Acacia che noi, almeno una volta l'anno, friggiamo come se fossero fiori di zucchino.
La ricetta della pastella è in un bel quaderno in cantina, dentro chissà quale scatolone (ce ne saranno almeno 20 con scritto VARIE) e quindi ci siamo affidate all'istinto e abbiamo sbattuto insieme uova, latte, farina e sale. Tutto q.b.


Ufficialmente: raccogliere i fiori di Robinia pseudoacacia non troppo fioriti con gambo ancora verde e boccioli all'estremità, in quantità.
Se ha piovuto di recente è meglio non lavarli. Stenderli su un canovaccio per far scappare formiche e ragnetti. Selezionare i rametti più ricchi, preparare piccoli mazzetti, intingerli generosamente nella pastella e friggerli in olio bollente, secondo me è meglio una pentola bassa e larga, così a metà cottura è facile girarli. Farli dorare ma non troppo, metterli su un tovagliolo di carta assorbente e poi trasferirli su un piatto da portata.
A noi piace salare per bene la pastella e poi spolverizzare il fritto con poco zucchero bianco.
Per la pastella: diciamo 3 uova, 350 ml di latte e 400 g di farina, mi raccomando il sale. Noi eravamo in sette, affamati, con cani mendicanti e bambini generosi.
Ma se avete una ricetta di famiglia per la pastella usate quella, andrà benissimo.

C'è chi frigge il glicine, che è della stessa famiglia della robinia, chi ci guarda storto quando sente che ci mangiamo fiori che non siano di zucchino.
Ammetto che da quando ho visto friggere la mamma della mia cognata tarantina ho capito che al fritto non c'è limite. Tutto si può friggere, anche roba già fritta (l'ho vista tuffare nell'olio le patasnella, quelle che si fanno in forno).

E in questi giorni, durante il nostro giretto in bici delle sette di sera, ho visto diversi gentiluomini sospetti che staccavano fiori dalle robinie demaniali. Che stessero pensando alla cena?


Per chi volesse provare la ricetta ma si trovasse intorno solo Robinie troppo fiorite consiglio una passeggiata in collina. Ad Asolo e dintorni o sui Colli Euganei, per chi vive nella mia zona, credo che la fioritura sia appena cominciata!
Buon appetito!


Venetkens a Padova.

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giovedì 2 maggio 2013 by

Sono stata invitata al vernissage, mi sono goduta una bellissima serata e ci ho messo un mese per produrre un degno commento. Sono colpevole di non essermi mossa prima e fino a un paio d'anni fa l'avrei vissuta come una mancanza imperdonabile ma ora credo che non sia (quasi) mai troppo tardi.
E quindi ecco "Venetkens, viaggio nella terra dei veneti antichi" la mostra archeologica dell'anno, e non lo dico io, lo dice Archeo.


Si tratta di una mostra archeologica che racconta una civiltà antichissima in anteprima mondiale visto che mai fino ad ora era stata narrata la storia dei Veneti Antichi come popolo.
Si tratta una mostra organizzata da persone che conosco. Persone che nonostante la crisi si stanno dando un sacco da fare e mettono la qualità e il lavoro duro al primo posto.
Si tratta di un'occasione culturale importante e nuova, almeno per le mostre archeologiche in Italia: è un itinerario storico che, attraverso l'utilizzo di reperti archeologici di altissimo livello qualitativo e strumenti multimediali interattivi, ricrea lo spaccato storico di una popolazione vissuta più di 2500 anni fa.
La mostra parla di quotidianità, di vita, di morte, di culto, parla di economia e cultura. Tutte cose che ci riguardano ancora e sulle quali mai come oggi è interessante confrontarci con chi è vissuto millenni fa.
E parla un linguaggio attuale. Attualissimo.


E domenica scorsa ho avuto il privilegio di partecipare ad una visita guidata durante la quale una appassionata archeologa ci ha descritto un popolo pacifico, commerciante con la Grecia, il Medio Oriente e il Nord Africa già mille anni prima di Cristo, un popolo con un'arte e una manualità fine uniche nel suo genere.
Forse noi veneti sotto sotto siamo ancora così, capaci di costruire relazioni partendo dalle nostre esperienze, dal nostro talento. Scaviamo.

Tutte le informazioni in merito alla mostra sono qui:
http://www.venetiantichi.it
E in questa pagina ci sono una serie di offerte per i biglietti di ingresso che vale la pena prendere in considerazione:
http://www.venetiantichi.it/la-mostra/biglietti-agevolazioni.html

Su Facebook questa è una pagina che merita un bel "Mi Piace":
https://www.facebook.com/PADOVART?hc_location=stream

Questi weekend di primavera sono il momento ideale per visitare Padova e Palazzo della Ragione è un luogo unico al mondo che da solo vale il viaggio!



Stratigrafia di casa mia.

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lunedì 22 aprile 2013 by

Eccola qui la stratigrafia dei muri di casa mia!

C'è chi la attende da tempo e chi di sicuro si sarà pure stancato di aspettare. E ovviamente per il ritardo parlate con me.
Per l'occasione ecco come Davide Reggiani commenta la questione...

Dopo i miei lunghi e noiosi posts teorici, ve ne propongo ora uno più pratico, dove analizzerò pregi e difetti delle stratigrafie degli elementi costruttivi della casa di Gianna; sarò spietato…

Dunque, cominciamo con la descrizione della stratigrafia delle pareti perimetrali; dall’interno verso l’esterno troviamo:

25mm Doppia lastra di cartongesso su struttura di lamierino zincato
50mm Fibra di legno ISOLNAT FLEX, 45kg/m3, λ=0,39W/mK
94mm Struttura portante in X-LAM
80mm Fibra di legno ISOLNAT FLEX, 45kg/m3, λ=0,39W/mK (XPS in zoccolatura)
80mm Fibra di legno ISOLNAT ACUSTIC, 240kg/m3, λ=0,45W/mK (XPS in zoccolatura)
60mm Camera ventilata con morali di legno 60x80mm
12mm Pannello di ossido di magnesio
10mm Rasatura armata
05mm Intonachino silossanico

I valori dei parametri che ne caratterizzano le prestazioni termiche sono indicativamente questi (utilizzando per i materiali valori medi di conduttività termica, densità e calore specifico; dove non diversamente specificato):

  • TRASMITTANZA TERMICA STAZIONARIA (U) 0,17 W/m2K
  • TRASMITTANZA TERMICA PERIODICA (Yie) 0,01 W/m2K
  • SFASAMENTO (φ) 16 h
  • ATTENUAZIONE (f) 0,06

Le prestazioni termiche dinamiche delle pareti sono OTTIME (secondo i parametri di classificazione del DLGS. 192/2005): dato lo sfasamento superiore alle 12h, il fattore di attenuazione inferiore a 0,12 e la trasmittanza termica periodica inferiore a 0,04 W/m2K.
Anche il valore della trasmittanza termica stazionaria è piuttosto basso, ed in linea con i valori suggeriti per edifici in classe energetica A.

I materiali isolanti utilizzati sono tutti di origine vegetale (fibra di legno), garantendo così per la stratigrafia proposta una buona sostenibilità ambientale (vista la limitata ENERGIA GRIGIA immagazzinata) ed anche una buona salubrità, dato che i prodotti ISOLNAT sono realizzati senza alcuna aggiunta di collanti sintetici né formaldeide.


Le prestazioni igrometriche di questo elemento costruttivo sono altrettanto BUONE:

  • Viene rispettata la regola del valore di sd decrescente dall’interno verso l’esterno dell’edificio.
  • La parete ha un valore totale sd=5,8m, valore ragionevolmente basso, che corrisponde ad una BUONA TRASPIRABILITÀ dell’elemento costruttivo.
  • La stratigrafia proposta permette di prescindere dall’uso di freni al vapore senza che si generino condensazioni interstiziali (condense accumulate di 0kg/m2) e assicura un OTTIMO POTENZIALE DI ASCIUGATURA grazie anche alla presenza della camera ventilata.

La uniche “correzioni” che mi permetterei di fare a questa parete, per migliorarla ulteriormente e renderla da 10 e lode potrebbero essere:

  • Sostituire la doppia lastra in cartongesso interna con una doppia lastra in fibrogesso (tipo Fermacell), per aumentare la CAPACITÀ TERMICA PERIODICA DEL LATO INTERNO, ovvero la capacità di assorbire energia termica e limitare le oscillazioni di temperatura all’interno dei locali.
  • Oppure sostituire la doppia lastra in cartongesso interna (non in tutta la casa ma solo in alcune pareti) con un pannello in argilla e segatura per interni (tipo Procrea) e finitura in intonachino d’argilla, per aumentare la CAPACITÀ TERMICA PERIODICA DEL LATO INTERNO e limitare le oscillazioni di umidità all’interno dei locali.
  • Aggiungere sopra la fibra di legno ISOLNAT ACUSTIC e prima della camera ventilata una membrana traspirante ed impermeabile, per scongiurare che con il tempo eventuali infiltrazioni di acqua piovana possano arrivare ad inumidire l’isolamento in fibra di legno, causando possibili patologie.

Vediamo ora la descrizione della stratigrafia della copertura; dall’interno verso l’esterno troviamo:

22mm Tavolato grezzo di abete
03mm Freno vapore ISORAIN VAP 140 (sd=3m)
160mm Fibra di legno ISOLNAT THERM, 160kg/m3, λ=0,40W/mK
20mm Fibra di legno ISOLNAT ACUSTIC, 240kg/m3, λ=0,45W/mK
03mm Membrana traspirante ISORAIN TS 150 (sd=0,03m)
100mm Camera ventilata con listelli reggi manto sopra listelli in abete grezzi
01mm Manto in lamiera 8/10 verniciata

I valori dei parametri che ne caratterizzano le prestazioni termiche sono indicativamente questi (utilizzando per i materiali valori medi di conduttività termica, densità e calore specifico; dove non diversamente specificato):

  • TRASMITTANZA TERMICA STAZIONARIA (U) 0,24 W/m2K
  • TRASMITTANZA TERMICA PERIODICA (Yie) 0,06 W/m2K
  • SFASAMENTO (φ) 11 h
  • ATTENUAZIONE (f) 0,31

Le prestazioni termiche dinamiche della copertura sono BUONE (secondo i parametri di classificazione del DLGS. 192/2005): lo sfasamento è compreso tra le 10 e le 12h, mentre il fattore di attenuazione ha un valore soltanto MEDIO, essendo di poco superiore a 0,3, così come la trasmittanza termica periodica, che ha un valore compreso tra a 0,04 e 0,08W/m2K.
Il valore della trasmittanza termica stazionaria è basso, ma potrebbe essere ulteriormente abbassato; è comunque in linea con i valori suggeriti per edifici in classe energetica B.

Per i materiali isolanti utilizzati valgono le stesse considerazioni fatte a riguardo delle pareti.

Le prestazioni igrometriche della copertura sono BUONE:

  • Viene rispettata la regola del valore di sd decrescente dall’interno verso l’esterno dell’edificio.
  • La copertura ha un valore totale sd=3,9m, valore basso, che corrisponde ad una OTTIMA TRASPIRABILITÀ dell’elemento costruttivo.
  • La stratigrafia proposta garantisce che venga scongiurato il rischio di formazione di condensazioni interstiziali (condense accumulate di 0kg/m2) e assicura un OTTIMO POTENZIALE DI ASCIUGATURA grazie anche alla presenza della camera ventilata.

Nel caso della copertura io suggerirei a Gianna una unica (ma importante) correzione, per portare l’elemento costruttivo a prestazioni ottime:
  • Aumentare lo spessore dello strato di isolante Fibra di legno ISOLNAT THERM portandolo dagli attuali 16cm fino a 22cm. Questo aumento dello spessore dello strato di isolamento modificherebbe i valori dei parametri delle prestazioni termiche in questo modo:
  • TRASMITTANZA TERMICA STAZIONARIA (U) 0,19 W/m2K
  • TRASMITTANZA TERMICA PERIODICA (Yie) 0,02 W/m2K
  • SFASAMENTO (φ) 15 h
  • ATTENUAZIONE (f) 0,14
Con questa modifica le prestazioni termiche dinamiche della copertura sarebbero OTTIME.

A mio avviso è buona norma generale che la copertura abbia prestazioni uguali o possibilmente migliori rispetto alle pareti, soprattutto quando è a diretto contatto con ambienti abitabili (come nel caso di un sottotetto o dell’ultimo piano di un edificio con copertura a vista) e per quanto riguarda la protezione dal calore estivo.
Il piano orizzontale o leggermente inclinato di una copertura infatti, riceve una quantità di radiazione solare molto superiore (in intensità e tempo di esposizione) rispetto ai piani verticali delle pareti, ed è quindi più sensibile ai fenomeni di surriscaldamento, dai quali va protetta ed isolata al meglio.

Attenzione! Ricordate che l’ottimizzazione delle stratigrafie e degli elementi costruttivi deve sempre essere fatta conoscendo le caratteristiche geometriche e morfologiche dell’edificio; così come le caratteristiche climatiche e microclimatiche, l’orientamento e l’ombreggiamento del luogo di progetto.

BIBLIOGRAFIA

Vorrei infine segnalare un elenco di risorse interessanti per chi volesse approfondire lo studio degli argomenti trattati nei miei posts tecnici:

- Pubblicazioni di Guenther Gantioler sulla fisica edile del tetto nella pagina di Riwega.

- Slides sulla fisica edile degli edifici in legno, sempre di Gantioler, prese dai corsi Promolegno.

- Sezione Promolegno risponde, dove si trovano molte domande interessanti (e le relative risposte) sulla fisica edile degli edifici in legno.

Consiglio inoltre di acquistare i bellissimi libri di Cristina Benedetti, titolare del Master CasaClima dell’Univesità di Bolzano:

- sia quelli della collana “Le guide pratiche del Master Casaclima”
- sia il bellissimo libro “Costruire in legno”

E poi c'è "La casa di Legno" di N. Battistella e F. Zenoni, un libro scritto da due architetti che raccontano le vicende della costruzione della loro casa in legno nel 2009 a Milano, scritto dal
punto di vista del progettista ma allo stesso tempo anche del cliente e utilizzatore finale.


Buona lettura!


Render della mia casa in legno.

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martedì 16 aprile 2013 by

Eccoli qui, i render del nostro living.
Li ho per le mani da un paio di settimane ma ancora non sono riuscita ad immaginarmici dentro, a vivere questi ambienti con la mia chiassosa famiglia.
Per orientarsi meglio, la pianta della casa è QUI.

N.1 Vista del living entrando in casa, con le spalle a nord. Dietro ci sono libreria e camino. Di fronte divano e tavolo da pranzo.


N.2 Vista del living con e spalle a sud-est, uscendo dal bagno al piano terra. Di fronte l'ingresso e la struttura del camino.

N.3 Vista del living con le spalle a est, il camino sulla destra e di fronte vetrate, portico e giardino.
Le pareti e il soffitto sono in legno, proprio come nelle immagini. Il camino e la base che continua sotto la vetrata sono in cemento, come il pavimento del piano terra e come anche il piano della cucina (che presto vedrete in un altro post).
Gli arredi invece sono solo rappresentativi della funzione: la mia casa non avrà tavolo, sedie e divano bianchi! Non ho nulla contro il bianco e grigio, ma va usato con grande attenzione, il rischio ospedale è dietro l'angolo!
E poi mi piacciono i materiali, tutti quanti. Ma per la pelle forse ho una preferenza particolare.
E in questi giorni mi sono imbattuta in due poltrone diversissime che mi piacciono un sacco.
Poltrona Baffo di Busnelli, progettata nel 1969, ancora in produzione.
Il prezzo l'ho letto ed era meglio se lasciavo perdere.


E poi la SKiN Armachair di Molteni & Co. disegnata da Jean Nouvel, che la scorsa settimana è stato protagonista dell'apertura del Salone del Mobile di Milano con i suoi cinque progetti di uffici da abitare.
Ecco la SKiN. E sta volta non mi si frega, il prezzo non lo cerco.




Domenica in bici.

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mercoledì 10 aprile 2013 by

Ha piovuto tanto e la primavera ancora non si palesa, ma cenare appena fa buio mi proietta direttamente alla bella stagione, alle maniche corte e ad un colorito un po' più salutare.

Così, complici le amate creature che domenica mattina si sono svegliate alle ore 8.12 abbiamo deciso di togliere la polvere alle bici, gonfiare le ruote, rimontare i seggiolini, adeguare la lunghezza delle gambe dei nostri due, che nel frattempo hanno guadagnato una bella manciata di centimetri.
E partire alla volta della pista ciclabile Treviso-Ostiglia che, bontà sua, ci passa banalmente a 300 metri da casa.
Per noi è sempre stata "l'Ostiglia", ferrovia militare utilizzata per un brevissimo periodo durante il secondo conflitto mondiale e da pochi anni riconvertita a pista ciclabile, per decenni è stata abbandonata  e solo in alcuni tratti era percorribile da bici e pedoni. Ora è diventata un percorso vero e proprio che appena esce un raggio di sole si riempie di gente: famiglie intere, coppie che smaltiscono il pranzo della domenica, pensionati che tutte le mattine si incontrano per percorrere qualche chilometro di salute, mamme con bimbetti al seguito, ciclisti con bici che cigolano e con evidenti tracce di ruggine (come le nostre) e ciclisti curvi su mezzi ultraleggeri inguainati in tute nere aderentissime, passamontagna e pedalata professionale (come quelli che si sono persi...).
E così, dal Cao del Mondo di Santa Giustina in Colle (Pd) siamo partiti in direzione Treviso attraversando il paese di Camposampiero in maniera inaccettabile tra stop, sensi unici e marciapiedi, senza incontrare alcuna indicazione lungo il percorso (un paio di ciclisti "pro" con tutine aderenti e occhiali da sole aerodinamici, sperduti in zona stazione chiedevano informazioni ad una signora che tornava dalla Messa) e ci siamo reimmessi in Ostiglia all'altezza del santuario antoniano per poi incrociare il percorso ciclopedonale del Muson dei Sassi.
La campagna veneta è ancora inzuppata dalle incessanti piogge delle scorse settimane e a parte qualche albero da frutto vestito di bianco e i fiori di tarassaco sulle rive e sui prati delle case, i colori sono quelli dell'inverno.


Il sole però c'è e noi ce lo siamo davvero goduto e lungo il percorso che va verso Treviso abbiamo incontrato a Loreggia una vecchia e affascinante stazione ferroviaria abbandonata che sospetto tra un mese si vestirà di glicine.


Arrivare al Parco del Sile con due bimbi in seggiolino che continuano a dire "scendere" è davvero impensabile, ma per chiunque altro ritengo il tentativo doveroso.
Io intanto aspetto che venga aperto il tratto che da Arsego di San Giorgio delle Pertiche (Pd) va a Piazzola Sul Brenta. A quel punto sarò io a svegliare la mia chiassosa compagnia l'ultima domenica del mese per trascinare tutti al meraviglioso mercatino dell'antiquariato!


Magari... con due bici nuove.


Se non smette di piovere.

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sabato 30 marzo 2013 by

Come le donnine fine ottocento educate alla buona conversazione, come chi non ha nulla di interessante da dire, come al telefono con la mia amica Johanna che in merito al tempo (inteso come meteo) comincia spesso dicendo "il mio maestro di yoga dice che...", e in genere si tratta di mezze catastrofi.

Dire che piove è un po' poco, diluvia incessantemente da un mese, i miei figli non ne possono più di stare chiusi in casa e cominciano a saltare il sonnellino pomeridiano rendendo i miei nervi davvero molto fragili.
I due albicocchi sono fioriti a metà, è successo che un giorno è uscito un raggio di sole, si sono illusi e qualche bocciolo si è aperto. Sembrano essersene pentiti, sono lì fioriti solo per metà e sembrano chiedere una sciarpa, un paraorecchie, dei guantini sintetici.
Il ciliegio vicino sta stringendo i denti, lui è un albero grande e se la sa cavare anche in queste situazioni. Tiene i suoi boccioli belli chiusi in attesa che finalmente la smetta di cadere acqua. E pioverà  di certo fino al 13 aprile, ma solo perché non sono disponibili previsioni per i giorni successivi.

Il terreno è allagato, chi l'avrebbe mai detto.
Sul nostro fosso senza sbocco (su cui presto scriverò un post molto polemico) sono arrivati Germani Reali e Gallinelle d'acqua.
Benvenuti, potete restare anche se un giorno dovesse smettere di piovere...

Insomma a guardare il calendario sarebbe ora di parlare di arredi da giardino, di bulbi e specie spontanee, di erbe aromatiche e di giostrine per bambini.
Roba tipo questa.


E invece posso solo tirare un sospiro di sollievo visto che il cantiere non è stato aperto all'inizio di marzo. Sarebbe stato molto dispendioso e snervante.
Trovare il lato positivo delle cose a tutti i costi? Già.


Stratigrafia secondo D.Reggiani Part III

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venerdì 29 marzo 2013 by

UMIDITÀ E TENUTA ALL’ARIA

Nei precedenti post ho parlato di materiali termoisolanti e dei parametri utili a valutare le prestazioni di protezione dal caldo e dal freddo di un elemento costruttivo.

Per completare il discorso ritengo sia necessario parlare anche della qualità igrometrica delle stratigrafie e delle problematiche relative a vapore, umidità e formazione di muffe; temi tanto importanti quanto spesso trascurati da progettisti e committenti.

© Guenther Gantioler, TBZ Italia (www.tbz.bz)
Per quantificare la permeabilità al vapore di un materiale si utilizza il FATTORE DI RESISTENZA ALLA DIFFUSIONE DEL VAPORE (μ) che è una grandezza adimensionale.
Quanto maggiore il valore μ tanto maggiore sarà la resistenza che oppone il materiale al passaggio del vapore e quindi la sua impermeabilità alla diffusione del vapore.

Attenzione! Non confondere la impermeabilità alla diffusione del vapore con la impermeabilità al passaggio dell’acqua. Spesso nella costruzione si utilizzano elementi impermeabili all’acqua ma molto permeabili alla diffusione del vapore.

Dato che il valore μ è una caratteristica propria del materiale, per valutare la permeabilità al vapore di un elemento costruttivo si utilizza come parametro lo SPESSORE EQUIVALENTE DI ARIA PER LA DIFFUSIONE AL VAPORE (sd), espresso in metri, che si definisce come il valore μ del materiale moltiplicato per il suo spessore in metri.

Gli elementi costruttivi che si utilizzano nella costruzione come elementi di regolazione della diffusione al vapore (che spesso sono teli o guaine) si definiscono secondo il loro valore Sd come:
  • Traspirante (Sd<0,1m), materiale aperto alla diffusione del vapore.
  • Freno al vapore (1<Sd<20m), materiale ritardante la diffusione del vapore.
  • Barriera al vapore (Sd>20m), materiale impermeabile alla diffusione del vapore.

Le regole del buon costruire prevedono che i diversi strati e materiali costituenti un elemento costruttivo siano caratterizzati da un valore di sd decrescente man mano che si procede dall’interno verso l’esterno dell’edificio, per assecondare la naturale migrazione del vapore in questa direzione.

Ecco perché è buona prassi collocare nella parte interna dell’elemento costruttivo (lato caldo) un debole freno al vapore, mentre nella parte esterna (lato freddo) un elemento traspirante, ma impermeabile ad acqua e vento.
La funzione del freno al vapore è quella di ridurre o frenare l’entrata dell’umidità all’interno dell’elemento costruttivo, poiché questa nella stagione fredda potrebbe creare condensazione interstiziale (all’interno della stratigrafia). L’elemento traspirante invece permette alle piccole quantità di condensa interstiziale, eventualmente accumulatesi, di asciugare nella stagione calda, ed allo stesso tempo protegge dalla pioggia battente e dal vento, grazie alle sue caratteristiche di impermeabilità nei confronti di questi elementi.

Attenzione! Nei climi con estati molto calde e umide, soprattutto in edifici con sistema attivo di raffrescamento (aria condizionata), il flusso del passaggio di umidità in questa stagione si può invertire (dall’esterno verso l’interno), rendendo necessario progettare coscientemente la resistenza alla diffusione del vapore con elementi di freno al vapore autoadattanti all’umidità o basati sull’effetto capillare.

© Guenther Gantioler, TBZ Italia (www.tbz.bz)


Il rispetto delle regole sopra elencate permette di eliminare i rischi legati alla formazione di condensazione interstiziale all’interno delle stratigrafie, che può portare ad un peggioramento delle prestazioni termoisolanti e al degrado fisico di alcuni materiali. Permette inoltre di realizzare un involucro “traspirante” e permeabile al vapore, in grado di assecondare la naturale migrazione del flusso di umidità dall’interno verso l’esterno, e di scongiurare o quantomeno ridurre altre patologie legate all’eccesso di umidità interna, quali condensazione superficiale e formazione di muffe.

Attenzione! Va comunque ricordato che il controllo dell’umidita interna agli edifici dipende in gran parte da una efficace ventilazione dei locali, che può essere realizzata in modo naturale (aprendo le finestre) o in modo meccanico, attraverso sistemi appositamente progettati (ventilazione meccanica controllata o VMC).

Per proteggere gli edifici dalle patologie causate da umidità e vapore, e per impedire l’ingresso nella stratigrafia di flussi d’aria diretti dall’esterno verso l’interno dell’edificio, è necessario prestare molta attenzione alla TENUTA ALL’ARIA dell’involucro edilizio.

Se la costruzione non è, per le caratteristiche intrinseche dei materiali utilizzati (muratura intonacata, X-Lam, etc.), a tenuta d’aria, è necessario dotare l’involucro edilizio di uno strato di tenuta all’aria con appositi sistemi (teli, nastri, pannelli OSB, etc.). Gli strati di tenuta all’aria si realizzano generalmente sul lato caldo e possono assumere anche la funzione di freno al vapore.

© Guenther Gantioler, TBZ Italia (www.tbz.bz)

La TENUTA AL VENTO invece, è necessaria ad impedire che l’aria fredda esterna raffreddi le stratigrafie e asporti calore dallo strato isolante. Anche in questo caso se la costruzione non assolve intrinsecamente questa funzione, è necessario dotare l’involucro edilizio di un apposito strato di tenuta. La tenuta al vento si realizza generalmente sul lato freddo e può avere anche la funzione di impermeabilizzazione all’acqua e alla pioggia battente.

Le conseguenze di una scarsa ermeticità dell’involucro edilizio sono molteplici e influiscono negativamente sulle prestazioni energetiche, acustiche, di qualità dell’aria interna e di comfort interno dell’edificio.

Attenzione! É importante ribadire che più gli edifici sono isolati (bassi valori di U degli elementi costruttivi) più importante sarà garantire una elevata ermeticità dell’involucro edilizio.

La tenuta all’aria di un edificio si può misurare sperimentalmente con uno strumento chiamato Blower Door, e normalmente si esprime con il valore n50. Un edificio con un’ottima tenuta all’aria restituirà un valore n50<0,6 mentre un edificio con una buona tenuta all’aria restituirà un valore n50<2. Valori di n50 più elevati non dovrebbero essere ammessi per edifici ad alta efficienza energetica.


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